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Commento L'infinito di Leopardi

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view post Posted on 28/1/2008, 16:36 Quote
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ANDRIA (Bari)

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chi ha il commento dell'infinito del Leopardi?
xò da"Sempre caro mi fu quest'ermo colle"....a "...e il naufragar m'è dolce in questo mare"

grz in anticipo

ronaldinhouf2


byfederico10rik94v1io7
byfederico10rik94v2uu1

NOI SAREMO SEMPRE ACCANTO A TE FINCHE' MORTE NON CI SEPARERA' IN TUTTI GLI STADI CI VEDRAI E NON TI LASCEREMO MAI.....NOI NON TI LASCEREMO MAI.....NOI NON TI LASCEREMO MAI.....NOI NON TI LASCEREMO MAI.....]...........ANDRIA NEL CUORE......N.B.G
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uno
view post Posted on 28/1/2008, 18:36 Quote




La struttura

Quest’idillio è diviso in due parti perfettamente simmetriche che durano circa 7 versi e mezzo; la prima parte descrive il paesaggio mentre la seconda parte è più riflessiva.
In questa poesia è presente l’uso degli endecasillabi sciolti, vale a dire una serie indefinita di endecasillabi non rimati, però, nonostante ci sia assenza di rima la poesia è teatro di un gioco ritmico, la sua rigida, infatti, struttura viene rotta dagli enjambement.
Quest’ultimi, inoltre, rallentano lo scorrere delle immagini suscitate dai versi facendo risalire più in fretta il tema di fondo del componimento.
Le scelte lessicali di Leopardi si avvalgono dell’uso di parole vaghe, indefinite, che lasciano al lettore la possibilità di interpretare la poesia secondo il proprio stato d’animo, inoltre queste parole “annebbiate” danno un senso più lieve e poetico e rendono molto meglio l’idea d’infinito.
Nella parte conclusiva dell’opera l’abbandono all’infinito è reso attraverso l’uso di metafore che hanno come termine di paragone il mare, nella sua profondità e mutevolezza, nella sua apparenza superficiale.

Spiegazione

Il Leopardi nella prima parte descrive un paesaggio familiare che illustra delle immagini a lui care come il colle che si erige solitario. La siepe è per lui un ostacolo alla vista materiale, ma un incentivo per attivare la sua immaginazione che si amplia verso sterminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete, che rappresentano un po’ le tre dimensioni, piano, altezza e profondità, di uno spazio infinito. Questa profondissima quiete però non è intesa come silenzio, ma come immobilità, la stessa immobilità che accompagnata al silenzio riesce a spaventare il cuore del poeta tanto è infinita la sua grandezza.
L’autore è riportato alla realtà dal rumore del vento che muove le fronde delle piante intorno a lui, questo rumore gli ricorda le voci dell’epoca presente in cui vive, mentre quell’infinito silenzio è il portavoce delle epoche passate. L’infinito e l’eterno sono rispettivamente riferite allo spazio e al tempo, eterno sia nel passato sia nel futuro, ma non nel presente perché esso è solo un attimo, questi due elementi uniti assieme riescono a formare la sintesi dell’Immensità, dove il pensiero del Leopardi va a picco, poiché non ce la fa a racchiudere in sé questa grandezza, ma nonostante questo perdersi in questa immensità, in queste riflessioni è gradevole.

Interpretazione

La capacità dell’uomo di far sorgere in se un’immaginazione del vago e dell’indefinito, in un luogo della semplice vista delle cose, è dolce e piacevole, ed è tipica dei fanciulli e degli uomini dell’età antica.
Questa sensazione sta all’origine delle illusioni.
Si tratta della sensazione - esperienza di un “oltre” rispetto alla semplice vista delle cose: ma un oltre che non esiste, che è solo prodotto dell’immaginazione umana, anche se l’uomo desidera perdersi in esso, lo trova una cosa dolce.
In quest’idillio è aperta una via verso la dolcezza di queste sensazioni: ma esse rimangono semplicemente costatate e narrate dal poeta, non vengono interpretate dando al lettore la possibilità di naufragare nell’immensità che solitamente il pensiero umano può solo sfiorare.

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Più che mai in questa breve composizione comunica il profondo senso di solitudine piena di dolore calmo e raccolto. Fa da sfondo all’esperienza della sua anima il paesaggio che è parte di un ambiente paesano e famigliare. La sofferenza del Leopardi acquista una risonanza cosmica, come se nella sua tristezza si esprimesse la voce dolente degli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

La natura eterna appare serena ed impassibile di fronte al pianto e alla rassegnata malinconia dei mortali. Il luogo della riflessione del poeta è il monte Tabor di Recanati ma nella lirica appare lontano dalla realtà, ci troviamo nel mondo della fantasia, il luogo appartato ci suggerisce, però, la solitudine de poeta ed il suo isolamento.

La siepe rappresenta l’impedimento, la forza che pone dei limiti invalicabili alla conoscenza dell’uomo, ma è gradita perché gli desta per contrasto, l’immagine dell’infinito spaziale e temporale, gli permette di spaziare con la fantasia. Si costruisce col pensiero spazi interminabili, che si estendono al di là dalla siepe e li riempie di un silenzio infinitamente superiore ad ogni umano silenzio.

La fantasia ha dato libero spazio al sentimento ha potuto creare una pace ed una immobilità divine, approdo sognato e distacco dall’agitato ed irrequieto mondo umano. L’animo del Leopardi dell’essere finito, supera i limiti sella sua individualità e si sperde, smarrito, in quell’infinita vertiginosa vastità, che cancella ogni traccia della propria piccolezza. Il vento che passa fra le foglie e le fa stormire rappresenta un lieve sussurro se paragonato all’immaginato sovrumano silenzio.

Rappresenta la storia degli uomini sullo sfondo del tempo infinito. Le età ormai scomparse (le morte stagioni) sono state un momentaneo bisbigliare di foglie mosse dal vento e di loro non è rimasta alcuna traccia. Avverrà così anche per l’epoca presente viva oggi per un attimo prima di smarrirsi e scomparire nell’immensità del tempo. Questo smarrirsi nell’immensità dell’infinito è come un naufragare in un mare aperto, soltanto in questo modo l’animo del poeta trova la sua quiete in questo immergersi nell’infinito.

Commento

La poesia è una fuga fantastica, e la fuga fantastica è un'esperienza sensistica, oggetto della realtà sensibile che fa scattare la fuga. L'incipit ci proietta in questa relatà concreta (il colle e la siepe); il "questo" è un elemento deittico che rafforza il realismo. Colle e siepe sono cari perché impediscono la vista, spingendo ad immaginare; c'è quindi un rapporto causa-effetto tra "caro" ed "esclude" (è "caro" perché "esclude").

L'uomo, non vedendo con gli occhi, è invitato a vedere con la mente. C'è continuità semantica tra "interminati" e "sovrumani", in clausola di versi, e tra "spazi" e "silenzi", in incipit. "Interminati", "sovrumani" e "profondissimi" ben suggeriscono l'infinità di spazio in cui si muove la fantasia per il significato che hanno che per la loro lunghezza (4-5 sillabe).

Tale è la grandezza degli spazi che il cuore sobbalza: "per poco il cor non si spaura"; dà sensazione di smarrimento. Mente e cuore, abituati a vivere nel finito, quasi si smarriscono nell'infinito. Il v. 8 lega perfettamente le 2 sequenze: il continuum è reso a livello formale su tutti i piani, c'è un movimento lirico assolutamente unitario.

Il punto fermo a metà del verso divide perfettamente i due momenti, uniti da "E". Prima c'è un momento visivo, poi uditivo. Si crea una corrispondenza assolutamente perfetta tra le due parti della poesia e tra le 2 fasi dell'esperienza: "questo colle", "questa siepe", "queste piante", "questa voce". Lo "stormir" del vento è un suono vago e lontano, indefinito, sussurrato. "Questo" delinea il tangibile; "quello" il remoto. I numerosi enjambement trascrivono il continuum, tracciano una linea continua dall'inizio alla fine del canto. Nel polisindeto c'è l'opposizione finito-infinito, presente-passato. Significa il susseguirsi incalzante dei movimenti interiori. Il naufragio, lo smarrimento, è "dolce", termine che rimanda al "caro" del v. 1. L'esperienza di questo canto dà all'uomo l'illusione del piacere infinito cui esso aspira. E' una poesia consolativa: consola l'uomo, in quanto non potrà mai raggiungere il piacere infinito.

La poesia è un'illusione indispensabile per quest'uomo dolente. La poesia del "caro immaginar" nasce dal più lucido razionalismo, e per questo è strettamente legato all' "arido vero". La prima fase dell'esperienza, l'entrata nell'infinito, provoca paura, mentre la seconda dà un senso di infinita beatitudine. "Questa immensità" mostra proprio come l'uomo sia entrato nell'infinito. Questa esperienza estatico-mistica non è un percorso, come in Dante, alla ricerca dela verità, ma per fuggire la verità.


 
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uno
view post Posted on 28/1/2008, 18:56 Quote




Commento all'Infinito di G.Leopardi

L’infinito è una poesia di G. Leopardi, un famoso poeta nato a Recanati, una piccola cittadina delle Marche posseduta dallo stato pontificio, nel 1798 ed è morto nel 1837. A 15 anni Giacomo Leopardi conosceva già diverse lingue e aveva letto quasi tutto: lingue classiche, ebraico, lingue moderne, storia, filosofia e filologia, scienze naturali e astronomia. Nei sette anni che seguirono, Leopardi si buttò in uno studio «matto e disperatissimo», in cui tradusse i classici, praticò sette lingue, scrisse un dotto testo di astronomia e scrisse un falso poema in greco antico, sufficientemente convincente da ingannare un esperto.
Subisce dei forti disagi come un problema agli occhi che lo ha costretto a tenere una benda agli occhi per sei mesi e un forte problema alla colonna vertebrale. Inoltre lui maturò due tipi di pessimismo, il pessimismo personale, lui diceva che era l’unico uomo infelice sulla terra, e il pessimismo cosmico, affermava che la natura era maligna. Leopardi aveva una finestra sul mondo, Pietro Giordani, il quale gli narrava i principali avvenimenti che coinvolgevano l’Italia.
Leopardi è il massimo rappresentante del Romanticismo, una corrente letteraria che si basava sul sentimento. Nasce in Germania nella prima metà dell’ottocento.
Leopardi scrive quando l’Italia vive i problemi dell’indipendenza nazionale.
Il tema predominante della poesia è l’immensità dell’infinito, la poesia fa parte del gruppo dei Piccoli Idilli.
Si possono individuare nel testo quattro unità tematiche: la prima dal titolo “il limite, il reale” espresso dalle parole-chiave “questo ermo colle”, “questa siepe”, “ultimo orizzonte” (v. 1, 2, 3) narra cosa prova il poeta per il colle Tabor e per la siepe che gli limita la vista dell’orizzonte.
La seconda ha come titolo “l’infinito e l’immaginazione”, le parole-chiave “interinati spazi”, “sovrumani silenzi”, “profondissima quiete” e “io nel pensier mi fingo”, ci fanno capire cosa il Leopardi sta pensando quando si trova davanti alla siepe.
Le parole-chiave “il vento odo stormir”, “quello infinito silenzio”, “questa voce” ci introducono la terza unità tematica, “il ritorno di un dato reale”, che ci narra un confronto che il poeta fa nei confronti del vento.
nell’ultima, dal titolo “Il piacere dell’immaginazione”, espresso dalle parole-chiave “questa immensità” (v. 13), “s’annega il pensier mio” (v. 14), “naufragar m’è dolce in questo mar” (v. 15), il poeta conclude che è dolce naufragar nel mare dell’infinito.

L’Infinito è un testo poetico composto da 15 versi, endecasillabi sciolti; nel testo compaiono diversi termini aulici, che evidenziano la formazione classica dell’autore.
Verso 1: ermo (solitario); verso 2: guardo esclude (limita lo sguardo); verso 4: mirando (osservando attentamente); verso 5: sovrumani (incommensurabili) verso 7: fingo (plasmo con le mani) verso 8: cor (cuore) verso 11: comparando (confrontando) sovvien (mi ricordo).
Nel testo sono presenti diversi enjambement, come al verso 2-3, al verso 4-5-6. Questa tecnica poetica viene usata dall’autore per non interrompere l’immagine, che continua, nonostante termini il verso.
Nella poesia compare una metafora al verso 14-15: il poeta afferma di naufragare nel mare dell’immaginazione.
Nel testo compaiono diversi aggettivi dimostrativi; l’aggettivo questo viene usato all’inizio per indicare un’ elemento, cioè “quest’ ermo colle.
Ciò che invece è immenso e infinito viene definito con l’aggettivo quello, perché è lontano da lui.
Al termine del testo l’immensità è definita con l’aggettivo questo perché l’infinito e l’immensità sono diventati sentimenti dell’ autore.
Nel testo vengono usati diversi termini di formazione classica ma nell’insieme non presenta difficoltà di comprensione.
Questa poesia è una delle poche che mi ha veramente emozionato: questa poesia secondo me è nata tutta dal cuore dell’autore ed è molto spontanea. Ma secondo me il grande pregio di questa poesia è il fatto che quando ho letto questa poesia mi è subito venuto in mente il concetto di infinito descritto da leopardi, cioè come una cosa lontana, sconosciuta; quando ho letto questo testo ho capito veramente cosa provava l’autore mentre lo scriveva. Dovendo dargli un voto io darei 9 perché questo genere di poesie (nate dall’interiore) è il mio preferito.
Facendo un confronto con altre poesie che ho letto, come ad esempio “S. Martino”, “Febbraio” oppure “Pianto Antico” posso affermare che questa è la più profonda, quella che è nata più dal cuore.
 
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*^tigretta^*
view post Posted on 12/2/2008, 17:55 Quote




grz!! ki vuole qst è il mio indirizzo saratigre3@hotmail.it
 
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DeSiGnEr PiErPa
view post Posted on 10/11/2009, 18:28 Quote




grazie mille!! :birra:
 
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debby10
view post Posted on 30/11/2009, 17:12 Quote




anke io sn dakkordo qst è la poesia + bella e ke ti fa ragionare di +!ciao.. :clap: :) :D
 
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assassin creed
view post Posted on 11/12/2009, 19:00 Quote




Grandi ragazzi!!
 
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baby eve
view post Posted on 23/1/2010, 09:02 Quote




grazie milli :P :P :P :P
 
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aleSSA3
view post Posted on 8/6/2010, 23:45 Quote




a me invece mi è piaciuto molto di piu pianto antico :rigeniv: :rido: :lo1: :supporto: :disp: :patkiap: :superlol: image image image image image image image image image image image image image image image image image image image image image image
 
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pasquaestello
view post Posted on 23/11/2010, 17:17 Quote




chi può fornirmi un commento del "Sabato nel villaggio"di Leopardi?
 
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-La Maghììì
view post Posted on 24/11/2010, 20:26 Quote




grz 1000!!! ma la divisione in 2 tempi della stessa poesia com'è??? :huh: ^_^ :huh: ^_^ :o: ;) :P :D :lol: :B): :rolleyes: -_- <_< :) :angry: :angry:

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.Mary
view post Posted on 6/12/2010, 17:17 Quote




CIAO CACCHE.
 
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francesco97
view post Posted on 22/12/2010, 11:09 Quote




:lo1: complimenti=D image :ok:
 
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Brunètta
view post Posted on 9/3/2011, 21:09 Quote




Mary TI STIMO!
molto bella questa poesia!
Quando l'ho letta ho sentito un sentimento stupendo!
 
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view post Posted on 3/4/2011, 19:36 Quote
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grazie a tutti!!!

Raffo XD


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19 replies since 28/1/2008, 16:36
 
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