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Riassunto capitolo per capitolo Madame Bovary, richiesta

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semplicementenaty
view post Posted on 29/8/2007, 13:09 Quote




ciau mi sono appena iscritta...avrei urgente bisogno del riassunto capitolo per capitolo di madame bovary..
se qualcuno mi potesse aiutare ne sarei molto molto molto molto felice...
aiutooooooooooooooooo :wacko:
un bacione
naty
 
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view post Posted on 30/8/2007, 15:09 Quote
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Riassunto "Madame Bovary"


Gustave Flaubert compose Madame Bovary in cinque anni, dal 1851 al '56 e lo pubblicò dapprima a puntate su la "Revue de Paris", poi in volume nel 1857. L'intreccio del romanzo ruota tutto intorno alla figura della protagonista, Emma Rouault, figlia di un agiato proprietario terriero andata sposa ad un mediocre medico di campagna, Charles Bovary appena rimasto vedovo di un'anziana donna che egli non aveva amato. Emma, giovane e graziosa è tuttavia inquieta, insoddisfatta aspirando a qualcosa di molto diverso che lei stessa non riesce ad immaginare. Il suo deperimento spinge il marito a trasferirsi da Tostes a Yonville, dove Emma mette al mondo una figlia, Berthe; qui ha una relazione platonica ma emotivamente intensa col giovane Léon, che si allontana però senza dichiararle il suo amore. Emma, ormai pronta per l'adulterio si innamora di un play-boy di provincia, Rodolphe, con il quale intraprende una tempestosa relazione; abbandonata da Rodolphe, spaventato dalla insana passione di Emma, essa incontra casualmente a Rouen Léon, ma anche il rapporto con lui termina drammaticamente. Sommersa dai debiti che ha contratto sempre più numerosi per riempire il vuoto profondo che ha dentro, avviata ad un progressivo degrado fisico e morale sotto gli occhi impotenti ed inconsapevoli del marito, Emma, dopo aver chiesto inutilmente aiuto ai suoi ex amanti, si uccide con il veleno.

Cerchiamo adesso di analizzare più attentamente questo romanzo; la sua struttura consta di tre parti: la prima è di nove capitoli; la seconda, la più lunga, di quindici; la terza infine, quella conclusiva, di dieci. Flaubert nel libro usa la poetica della impersonalità. Mentre i narratori dell'Ottocento di tipo romantico, come Manzoni, Stendhal e Balzac erano onnipresenti sulla scena intervenendo continuamente nell'azione con commenti e giudizi, stabilendo un rapporto continuo e diretto con il lettore, Flaubert invece, anticipando in questo gli autori del naturalismo e del verismo, esce di scena, rinuncia ad intervenire nei fatti narrati commentando o giudicando, costruisce una rappresentazione oggettiva ed impersonale della realtà. Lo stesso Flaubert in una lettera alla sua amica Louise Colet del 1852, nell'affermare il principio della assoluta oggettività ed imparzialità della narrazione scriveva: "L'autore, nell'opera sua, deve essere come Dio nell'universo, presente dappertutto e visibile in nessun luogo. Essendo l'arte una seconda natura, il creatore deve agire con procedimenti analoghi.

Che una impassibilità nascosta ed infinita s'avverta in tutti gli atomi, da tutti gli aspetti. L'effetto, per lo spettatore dev'essere una sorta di sbalordimento." Passiamo ora ad esaminare la prima parte del romanzo i cui primi otto capitoli possono essere così riassunti: 1) infanzia ed adolescenza di Charles; 2) incontro con Emma e 3) dichiarazione d'amore; 4) il matrimonio 5) la casa Bovary a Tostes; 6) l'educazione di Emma; 7) la vita quotidiana e la routine matrimoniale; 8) il ballo al castello di Vaubyessard su invito del marchese di Andervilliers; il 9), che conclude la prima parte, raccoglie le fila dei capitoli precedenti e prepara la seconda parte del romanzo che comincia con l'arrivo dei Bovary a Yonville. Incontriamo dunque la nostra eroina per la prima volta nella casa del padre in campagna. Quando Charles Bovary alza gli occhi su di lei Emma gli appare con un sorriso gentile sulle labbra mentre indossa un vestito azzurro guarnito di tre balze: l'azzurro, il cilestrino, il blu accompagnano spesso le descrizioni della bellezza di Emma: sebbene i suoi occhi siano neri, qualcosa di celeste l'avvolge sempre: é l'indizio per Flaubert della sua ambigua personalità, della sua nascosta sensualità.

Emma dunque al capezzale del padre, richiesta di cucire delle bende, si punge le dita che "porta alla bocca per succhiarne il sangue" proprio come la bella addormentata nel bosco, a cui Malefica aveva annunciato che si sarebbe punta e sarebbe caduta in un sonno mortale da cui l'avrebbe risvegliata solo il bacio di un principe azzurro; ecco invece Emma entrare con quella puntura nel letargo del matrimonio finché non verrà a svegliarla il bacio dell'adulterio. Flaubert inoltre ci mostra che Emma ama recitare: essa non conosce la sincerità né lo spirito critico; la prima recita con cui si presenta ai lettori é proprio quella della giovane ingenua e pudica, brava e obbediente, in cerca di un marito. Inoltre l'autore fa in modo che lo sguardo di Charles sia colpito, dopo l'azzurro del vestito, dalla bianchezza delle unghie di Emma: "erano brillanti, fini in cima, più lisce dell'avorio di Dieppe e tagliate a mandorla", e dagli occhi giudicati belli e che si volgevano verso il dottore appena conosciuto con un "candido ardimento".

Flaubert manovra i suoi personaggi in modo che tanto Charles che il vecchio papà Rouault siano convinti che Emma é un fiore troppo prezioso per vivere in campagna: pelle bianchissima, mani delicate, piedini da parigina, vestiti azzurri ed eleganti, la pettinatura raffinata, tutto porta alla costruzione di un ritratto femminile di ragazza dolce e remissiva, ma un particolare contraddice la visione iniziale: " Ella portava, come un uomo, trattenuto da due bottoni del corsetto, un occhialetto di tartaruga". Questo occhialetto da uomo é una delle prime spie con cui Flaubert ci mette sull'avviso: Emma è una donna dalla personalità fortemente contraddiottoria. Nel terzo capitolo della prima parte, assistiamo ad una scena di seduzione, rappresentata con ampiezza di dettagli visivi: da una parte Emma è intenta a cucire, da brava ragazza, dall'altra con la scena del liquore si mostra una esperta seduttrice.

Tuttavia Flaubert spiana la strada alla sua eroina: Charles resta improvvisamente vedovo. Torniamo al racconto dell'infanzia di Emma che é tra le pagine del romanzo più illuminanti per capire la psicologia di questo personaggio. La sua infanzia é trascorsa in un convento di Orsoline dove oltre al ricamo, la danza ed il disegno ha sempre letto molto: leggeva di nascosto libri d'amore in cui si parlava di amanti lontani, "di turbamenti di cuore, di giuramenti, di singhiozzi, di lacrime e baci, di navicelle al chiaro di luna, di usignoli nei boschi, di signori coraggiosi come leoni, dolci come agnelli". A quindici anni Emma aveva letto moltissimi libri: Walter Scott l'aveva iniziata al romanzo storico; poi Flaubert puntigliosamente ci informa sui gusti letterari del suo personaggio: Emma già da adolescente inseguiva il peggio della letteratura dell'epoca. Essa combatte a suo modo una disperata battaglia "culturale": più avanti nel romanzo Emma sarà coinvolta in un delirio meschino che é il frutto della cultura che il suo tempo le metteva a disposizione: il peggior Kitsch di libri, spettacoli, personaggi investono Emma( quasi come oggi le moderne telespettatrici sono investite e travolte dai "Beautiful" e dai "Dynasty" che la televisione ci offre quotidianamente in dosi sempre più massicce, di cui oggettivamente non ne possiamo più).

Oltre alla lettura il convento le propone la vocazione religiosa: ma Emma non é interessata al rapporto con Dio: essa amava il misticismo, il languore che viene da una religiosità devozionistica e rituale. Il suo rapporto con la fede é solo estetico e sensuale: le piaceva pensare a Cristo come al "fidanzato, lo sposo, l'amante celeste" e ciò suscitava nella sua anima delle "dolcezze inattese". Morta la madre, la recita del convento non regge più ed Emma viene rispedita a casa. Dopo il matrimonio con Charles la vita coniugale prende il suo ritmo fatto di rituali ripetitivi che annoiano rapidamente la giovane sposa. Le parole "felicità" "amore" "ebbrezza" su cui aveva sospirato e che le erano apparse belle nei romanzi letti in convento le appaiono ora"ingannevoli e prive di senso": " la noia filava come un ragno la sua rete nell'ombra" ci spiega Flaubert. Un fatto inatteso spezza la nebbia del menage coniugale: l'invito ad un ballo da parte delmarchese d'Andervilliers. Nelle poche ore trascorse nell'ambiente ricco e raffinato del castello Emma respira l'aria a lei più congeniale: tutto é splendido ai suoi occhi, solo la figura del marito ne esce ancora più ridimensionata. La visita alla Vaubyessard ha lasciato "un buco nella sua vita, alla maniera di quei crepacci che, in una sola notte, scava qualche volta la tempesta nelle montagne".

Tornata dal grande evento del ballo, Emma tenta di costruirsi una vita fittizia di lussi e di divertimenti: compra una carta topografica di Parigi e inventa delle passeggiate da compiervi, si abbona a riviste femminili, segue da lontano le serate all'Opera, l'apertura di un nuovo negozio parigino, una riunione mondana. Così essa tenta di vincere la noia: Emma aspetta un avvenimento, qualcosa che la distragga dalla monotonia insopportabile del matrimonio; non suona più il pianoforte, diventa capricciosa, non mangia quasi più, beve aceto, si inonda di colonia, deperisce. Il buon dottor Bovary, malgrado la cosa gli procuri un danno economico decide di trasfrerirsi a Yonville, sicuro che il cambiamento d'aria gioverà ad Emma che é incinta. Pochi giorni prima della partenza, Emma mettendo ordine in un cassetto, si punge le dita (è la seconda puntura delle sue dita) con il filo di ferro del suo bouquet da sposa; Emma lo scaglia nel fuoco e lo vede consumarsi: questa immagine metaforica della distruzione del suo matrimonio è quella con cui Flaubert conclude la prima parte del romanzo. Nella seconda parte del romanzo, in attesa di sistemarsi nella nuova casa i Bovary alloggiano in una locanda dove incontrano il giovane Léon, praticante notaio, con il quale entriamo nel vivo del tema centrale del libro: l'adulterio.

Al capitolo terzo vi è il racconto della nascita della figlia di Emma: questa non la guarda neppure, "voltò la testa e svenne". La bambina chiamata Berthe come una cameriera che Emma aveva incontrato al ballo, viene mandata a balia in una casa povera fuori Yonville. Nel visitare la figlia, Emma si imbatte un giorno in Leon che chiede di accompagnarla; questa è più interessata al casto corteggiamento del bel giovane che dalla presenza della neonata che la infastidisce. Emma si innamora di Léon ma non osa confessarlo neppure a se stessa. Più si accorge di amarlo e più respinge questo amore: è trattenuta dalla pigrizia e dalla paura, non certo dalla lealtà nei confronti del marito. Indispettita dal fatto che Charles non si accorge del supplizio a cui si sottopone nel non contraccambiare l'amore di Leon, comincia a recitare la parte della moglie virtuosa, atteggiandosi a martire rassegnata. Un ultimo tentativo di Emma di resistere alle lusinghe dell'adulterio é la ricerca di colloquio con l'abate Bournisien: in questo dialogo quasi teatrale si scontrano due mentalità opposte: il paganesimo, la presunzione borghese, il ritualismo conformista di lei e l'umiltà contadina, il buon senso, il cristianesimo sincero di lui.

Emma torna a casa sconvolta e l'autore ci fa assistere ad uno degli episodi pìiù penosi del romanzo: Emma rifiuta il tentativo della piccola Berthe di abbracciare la madre che la respinge brutalmente causandone la ferita ad una guancia. Flaubert ci mostra che malgrado la recita nel cuore di Emma non vi é amore ma solo insofferenza ed odio. Emma dunque non si concede a Lèon, detesta il marito e la figlia, per consolarsi indulge in acquisti che soddisfano la sua vanità ed il gusto per l'esotico che era lo stesso di cui si era nutrita in gioventù attraverso le letture: compra limoni per pulirsi le unghie, un inginocchiatoio gotico, vestaglie di seta, un vestito di cachemire blu, sciarpe orientali; cambia anche pettinatura prendendo ad arrotolarsi i capelli come un uomo, userà anche oggetti da uomo: pantaloncini alla turca, corsetto da cacciatore, cappello con la piuma, a simboleggiare una profonda mancanza di ordine interiore nella vita della protagonista. Léon frattanto é partito; Emma deperisce, sviene, sputa sangue, passa le giornate stesa a letto a guardare la vita dalla finestra dalla quale un giorno appare finalmente la novità. Un bel giovanotto, vestito di velluto verde, attira l'attenzione di Emma.

Rodolphe, trentenne brutale e disinvolto con le donne adocchia la sua preda; riesce a convincere Charles a mandarla a cavallo con lui per farla distrarre: ed ecco Emma, con un cappello da uomo in testa fermato da un velo azzurro cavalcare al fianco del bel Rodolphe verso la perdizione. Le parole dell'uomo sono false e di cattivo gusto (voi siete nella mia anima come una madonna sul piedistallo) ma Emma non si accorge della loro falsità: é come se cadesse dentro uno dei romanzi d'amore di cui ha sognato di essere la protagonista. Nelle parole dell'uomo riconosce il linguaggio della sua cultura e cade nella trappola. "Elle s'abbandonna" ci dice Flaubert in uno dei rari momenti in cui i personaggi sono lasciati soli senza la presenza critica dell'autore. Finalmente Emma ha coronato il suo sogno identificandosi in una delle donne fatali che aveva tanto invidiato. La relazione tra i due va avanti; lei é sentimentale, ossessiva, indiscreta, impudica. Lui volgare, annoiato, freddo, vendicativo. Lei gli impone la fuga. Lui prende tempo, finge di accettare ma pensa invece alle noie, alle spese, e le invia un cesto di albicocche con un messaggio nascosto, nello stile più ipocrita: "Coraggio; Emma, coraggio! Io non posso provocare la rovina della vostra esistenza...", Emma nel leggere la lettera sviene.

Lo svenimento faceva parte del linguaggio delle donne di allora, era l'unico modo, autolesionistico quanto si vuole, di esprimere il proprio dissenso o il rifiuto di una situazione. Il suo delirio dura quarantatrè giorni. Poi presa da una crisi mistica Emma si avvia verso la guarigione. A Bovary, per il bene della moglie, viene consigliato di farla svagare: i due decidono di andare a Rouen, a vedere la Lucia di Lammermoor. Nel capitolo XV, con cui si conclude la seconda parte del romanzo, vediamo i due Bovary al teatro: Emma ama il melodramma soprattutto per quello che vi è in esso di fumettistico, di sentimentale, cioé quello che più le somiglia. Qui avviene l'incontro fatale con Léon. I due si ritrovano e proprio Charles mette la moglie nelle condizioni di tradirlo. Egli torna a Yonville lasciando Emma a Rouen con Léon. I due si vedono in chiesa, lei é decisa a dirgli addio, ma nel consegnargli la lettera rimane sconvolta dalle parole giuste che lui sa usare per far breccia nel suo cuore: anche Léon sa usare lo sile del romanzo d'amore. Ancora una volta, Emma cade nella trappola del romanzo d'appendice. Ad Emma lui appare bellissimo "Egli abbassava le ciglia lunghe e fini che si piegavano.

La guancia dalla pelle soave arrossiva, pensava lei, per il desiderio della sua persona e sentiva una invincibile voglia di posarci le labbra." Léon, per una volta deciso, chiama una carrozza dicendo che a Parigi si usa così. E' per Emma la parola magica, il prezzo che paga al suo provincialismo. Qui abbiamo il celebre episodio della carrozza : la corsa insensata della carrozza che discende la rue Grand Pont, attraverso piazza Des Artes, il quai Napoleon e il Pont Neuf per arrestarsi dinnanzi alla statua di Corneille, simbolicamente ci mostra uno sberleffo ai grandi miti del tempo (l'arte, il nuovo, Napoleone) per fermarsi solo di fronte al padre delle lettere francesi, il grande Corneille. Dall'interno della carrozza non sentiamo null'altro che la voce che dice di continuare ogni qualvolta il vetturino, esausto, tenta di fermarsi. Quello che avviene fra i due, le loro effusioni, niente ci rivela Flaubert, solo quella voce soffocata che ad ogni fermata ordina: "Marchez, donc". Flaubert mentre non ci dice niente del rapporto intimo fra i due, ci riferisce il commento dei "borghesi che spalancavano gli occhi davanti a questa cosa così straordinaria in provincia: una vettura a tendine chiuse che appariva e riappariva continuamente, più chiusa di una bara e sballottata come una navicella".

Del congiungimento di Emma e Léon a noi viene riservata solo la parte più sgradevole, che rimanda a connotazioni di morte: l'alcova di Emma é in realtà solo una bara ambulante. Il romanzo si avvia ormai verso l'epilogo tragico. Tutta la sensualità repressa di Emma esce allo scoperto e Léon ne é prima attratto, poi spaventato: "Vedendola così sfrenata in amore, Léon si dice che la signora Bovary deve essere passata attraverso chissà quali prove di sofferenza e di piacere. Ma quello che al principio lo incantava, adesso un po' lo spaventa". In questa ultima parte del romanzo, l'identificazione fra Flaubert e la sua creatura più amata, Emma, sembra toccare il punto più elevato, quello che fece pronunciare all'autore la famosa affermazione 'Madame Bovary c'est moi". La relazione con Lèon va avanti, dapprima in modo piano, poi la mancanza di soldi, il continuo firmare cambiali la rendono sempre più nevrotica e infelice. Casa Bovary ormai é una casa piena di debiti, la piccola Berthe gira con le calze bucate ma Emma, inguaribilmente, continua procurarsi oggetti di lusso, sogna ancora amori principeschi, vende oggetti di famiglia con noncuranza; Léon, come a suo tempo Rodolphe, cerca ormai di liberarsi di lei, che, come dice Flaubert, è arrivata al fondo della sua depravazione, che non è solo l'adulterio, ma la scoperta compiaciuta del piacere e della libertà di procurarselo.

Emma, malgrado il suo autore, è l'archetipo della rivendicazione femminile della libertà: in un mondo che prescrive la sottomissione, Emma tenta una grossolana politica di liberazione dalla schiavitù del ruolo femminile: questo è certamente uno dei motivi per cui il libro ebbe tanto successo presso le lettrici del secolo scorso. Il romanzo é ormai alle ultime battute. Emma di fronte alla richiesta ultima di saldare l'enorme debito che ha contratto con il mercante strozzino Lheureux, si abbassa fino a proporsi a lui; non ottenendo nulla, ricorrerà a tutti i suoi ex: Léon, Rodolphe, finanche il notaio Guillaumin dal quale si reca come ultima sponda: di fronte alle viscide proposte amorose di lui, ella ha uno scatto di teatrale falsità che sembra riabilitarla agli occhi dei lettori: "Io sono da compiangere, signore, non da comprare": le forme sono salve. Emma esauriti i tentativi di trovare soldi si procura del veleno per topi immergendo le dita nel vaso di arsenico e ingurgitandolo rapidamente. Crede di morire subito, invece la sua agonia sarà lunghissima e terribile. Flaubert realisticamente si sofferma su ogni fase del supplizio della sua eroina; dal punto di vista del narratore realista questo è nelle regole, ma c'è qualcosa in più: Flaubert ci appare qui il giustiziere della sua protagonista.

Al capezzale della moribonda giunge il prete che unge con l'olio santo le parti del corpo di Emma che più avevano colluso con il peccato: la bocca, le mani, le narici, i piedi. I censori del libro accusarono l'autore di blasfemia per questa scena dove sacro e profano venivano mischiati in modo morboso: si tratta invece della condanna finale dello scrittore nei confronti della sua eroina. La conclusione è raccapricciante: "Una convulsione la ributtò sul materasso. Tutti si avvicinarono. Non esisteva più." Emma viene vestita da sposa, con le scarpine indossate al celebre ballo e una coroncina di fiori in testa: gli oggetti-feticcio saranno sepolti con lei. Ma la perfidia di Flaubert non accenna a finire: il corpo di Emma sarà oltraggiato e descritto in modo orrido e grottesco, con le tempie ferite dalle forbici, gli occhi coperti da una tela di ragno bianchiccia. Infine gli ultimi due capitoli riguardano gli avvenimenti succeduti alla morte della protagonista. Concludo riportando una citazione di Henry James, nel saggio D'Annunzio e Flaubert scrive: "La cosa di cui ci lamentiamo è che Emma Bovary, nonostante la natura della sua coscienza e sebbene essa rifletta tanto quella del suo creatore, sia veramente qualcuno di troppo limitato:perché Flaubert scelse come veicoli della vita che si proponeva di dipingere degli esemplari umani così inferiori?".

L' AUTORE
Gustave Flaubert nacque a Rouen nel 1821, secondo dei tre figli del chirurgo primario della cittadina natale. Sin dall'adolescenza dimostrò una spiccata propensione per la letteratura, cominciando a scrivere molto presto. Nel 1836 si innamorò, sulla spiaggia di Trouville, di una donna sposata, Elise Foucault; la vicenda gli ispirò in seguito L'educazione sentimentale (1843-45). Nel 1840 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Parigi ma si dedicò poco agli studi, preferendo frequentare gli ambienti artistici e letterari della città fino a che i sintomi di una grave malattia nervosa lo costrinsero a tornare a Rouen. Nel 1846, morti il padre e la sorella, si stabilì con la madre e la nipote nella villa di campagna che la famiglia possedeva a Croisset e che rimase la sua residenza definitiva ad eccezione di brevi soggiorni invernali a Parigi e alcuni viaggi all'estero. Nello stesso 1846 conobbe la scrittrice Louise Colet con cui strinse una relazione sentimentale
che durò fino al 1855 e di cui ci è rimasta una intensa corrispondenza.

Nel 1848 fu a Parigi, durante la Rivoluzione; tra il 1849 e il 1851 viaggiò con un amico in Medio Oriente, Grecia e Italia. Al ritorno da questo lungo viaggio, tra il 1851 e il 1856 scrisse il romanzo che è considerato il suo capolavoro, Madame Bovary, pubblicato a puntate su la «Revue de Paris». Il testo segna una vera e propria svolta nella letteratura europea: l'orizzonte degli ideali e dei modelli romantici viene superato attraverso la demistificazione delle idee moralistiche tipiche della società borghese del primo ottocento; la descrizione oggettiva dei fatti apre la strada al prossimo naturalismo. Madame Bovary fu messo all'indice e Flaubert fu accusato di oltraggio alla morale e alla religione l'anno successivo alla pubblicazione (1857) e fortunatamente assolto dalla corte al processo.

Nel 1862 pubblicò Salambô, ambientato nell'antica Cartagine; in seguito si dedicò alla riscrittura dell'Educazione sentimentale, lavoro che lo tenne impegnato dal 1863 al 1869. La guerra franco-prussiana lo costrinse a lasciare per qualche tempo Croisset con gravi conseguenze per il suo già fragile sistema nervoso. Nel 1875, per salvare dal fallimento il marito della nipote, vendette tutto il suo patrimonio, continuando a vivere con le scarse entrate della sua attività di scrittore e con una piccola pensione governativa che gli venne assegnata negli ultimi anni di vita. Morì a Croisset nel 1880. Il suo ultimo romanzo Bouvard e Pecuchet, capolavoro dell'umorismo nero, uscì postumo e incompiuto nel 1881.


Geniv forum

La riconoscenza non esiste in natura, è dunque inutile pretenderla dagli uomini.


a293td

minf2q


Io la voglio questa vita la voglio da impazzire, dovessi impazzire da morire
è vivere che voglio

Chi è amato non conosce morte,
perché l'amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina.
div_039
Non discutere mai con un idiota, perchè prima ti trascina al suo livello e poi ti batte con l'esperienza!!


e87qeo


2rylkba29lb70x
281vnfd

Forse questo ultimo atto è destinato
a ribadire una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili

La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili



vediamo ora :) Geniv forum
 
PM Web  Top
beta88
view post Posted on 7/9/2007, 16:11 Quote




Ciao tutti son incasinato all'infinito, devo portare il riassunto per capitoli del romanzo Madame Bovary x lunedì.... Qlk1 mi può aiutare?!?
:frigna: :frigna: :frigna:

 
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uno
view post Posted on 7/9/2007, 21:42 Quote




:nono: io non ho trovato capitolo x capitolo :( komunque t lascio il riassunto globale del libro

Riassunto del libro Madame Bovary di Gustave Flaubert

Gustave Flaubert compose Madame Bovary in cinque anni, dal 1851 al '56 e lo pubblicò dapprima a puntate su la "Revue de Paris", poi in volume nel 1857. L'intreccio del romanzo ruota tutto intorno alla figura della protagonista, Emma Rouault, figlia di un agiato proprietario terriero andata sposa ad un mediocre medico di campagna, Charles Bovary appena rimasto vedovo di un'anziana donna che egli non aveva amato. Emma, giovane e graziosa è tuttavia inquieta, insoddisfatta aspirando a qualcosa di molto diverso che lei stessa non riesce ad immaginare. Il suo deperimento spinge il marito a trasferirsi da Tostes a Yonville, dove Emma mette al mondo una figlia, Berthe; qui ha una relazione platonica ma emotivamente intensa col giovane Léon, che si allontana però senza dichiararle il suo amore. Emma, ormai pronta per l'adulterio si innamora di un play-boy di provincia, Rodolphe, con il quale intraprende una tempestosa relazione; abbandonata da Rodolphe, spaventato dalla insana passione di Emma, essa incontra casualmente a Rouen Léon, ma anche il rapporto con lui termina drammaticamente. Sommersa dai debiti che ha contratto sempre più numerosi per riempire il vuoto profondo che ha dentro, avviata ad un progressivo degrado fisico e morale sotto gli occhi impotenti ed inconsapevoli del marito, Emma, dopo aver chiesto inutilmente aiuto ai suoi ex amanti, si uccide con il veleno.

Cerchiamo adesso di analizzare più attentamente questo romanzo; la sua struttura consta di tre parti: la prima è di nove capitoli; la seconda, la più lunga, di quindici; la terza infine, quella conclusiva, di dieci. Flaubert nel libro usa la poetica della impersonalità. Mentre i narratori dell'Ottocento di tipo romantico, come Manzoni, Stendhal e Balzac erano onnipresenti sulla scena intervenendo continuamente nell'azione con commenti e giudizi, stabilendo un rapporto continuo e diretto con il lettore, Flaubert invece, anticipando in questo gli autori del naturalismo e del verismo, esce di scena, rinuncia ad intervenire nei fatti narrati commentando o giudicando, costruisce una rappresentazione oggettiva ed impersonale della realtà. Lo stesso Flaubert in una lettera alla sua amica Louise Colet del 1852, nell'affermare il principio della assoluta oggettività ed imparzialità della narrazione scriveva: "L'autore, nell'opera sua, deve essere come Dio nell'universo, presente dappertutto e visibile in nessun luogo. Essendo l'arte una seconda natura, il creatore deve agire con procedimenti analoghi.

Che una impassibilità nascosta ed infinita s'avverta in tutti gli atomi, da tutti gli aspetti. L'effetto, per lo spettatore dev'essere una sorta di sbalordimento." Passiamo ora ad esaminare la prima parte del romanzo i cui primi otto capitoli possono essere così riassunti: 1) infanzia ed adolescenza di Charles; 2) incontro con Emma e 3) dichiarazione d'amore; 4) il matrimonio 5) la casa Bovary a Tostes; 6) l'educazione di Emma; 7) la vita quotidiana e la routine matrimoniale; 8) il ballo al castello di Vaubyessard su invito del marchese di Andervilliers; il 9), che conclude la prima parte, raccoglie le fila dei capitoli precedenti e prepara la seconda parte del romanzo che comincia con l'arrivo dei Bovary a Yonville. Incontriamo dunque la nostra eroina per la prima volta nella casa del padre in campagna. Quando Charles Bovary alza gli occhi su di lei Emma gli appare con un sorriso gentile sulle labbra mentre indossa un vestito azzurro guarnito di tre balze: l'azzurro, il cilestrino, il blu accompagnano spesso le descrizioni della bellezza di Emma: sebbene i suoi occhi siano neri, qualcosa di celeste l'avvolge sempre: é l'indizio per Flaubert della sua ambigua personalità, della sua nascosta sensualità.

Emma dunque al capezzale del padre, richiesta di cucire delle bende, si punge le dita che "porta alla bocca per succhiarne il sangue" proprio come la bella addormentata nel bosco, a cui Malefica aveva annunciato che si sarebbe punta e sarebbe caduta in un sonno mortale da cui l'avrebbe risvegliata solo il bacio di un principe azzurro; ecco invece Emma entrare con quella puntura nel letargo del matrimonio finché non verrà a svegliarla il bacio dell'adulterio. Flaubert inoltre ci mostra che Emma ama recitare: essa non conosce la sincerità né lo spirito critico; la prima recita con cui si presenta ai lettori é proprio quella della giovane ingenua e pudica, brava e obbediente, in cerca di un marito. Inoltre l'autore fa in modo che lo sguardo di Charles sia colpito, dopo l'azzurro del vestito, dalla bianchezza delle unghie di Emma: "erano brillanti, fini in cima, più lisce dell'avorio di Dieppe e tagliate a mandorla", e dagli occhi giudicati belli e che si volgevano verso il dottore appena conosciuto con un "candido ardimento".

Flaubert manovra i suoi personaggi in modo che tanto Charles che il vecchio papà Rouault siano convinti che Emma é un fiore troppo prezioso per vivere in campagna: pelle bianchissima, mani delicate, piedini da parigina, vestiti azzurri ed eleganti, la pettinatura raffinata, tutto porta alla costruzione di un ritratto femminile di ragazza dolce e remissiva, ma un particolare contraddice la visione iniziale: " Ella portava, come un uomo, trattenuto da due bottoni del corsetto, un occhialetto di tartaruga". Questo occhialetto da uomo é una delle prime spie con cui Flaubert ci mette sull'avviso: Emma è una donna dalla personalità fortemente contraddiottoria. Nel terzo capitolo della prima parte, assistiamo ad una scena di seduzione, rappresentata con ampiezza di dettagli visivi: da una parte Emma è intenta a cucire, da brava ragazza, dall'altra con la scena del liquore si mostra una esperta seduttrice.

Tuttavia Flaubert spiana la strada alla sua eroina: Charles resta improvvisamente vedovo. Torniamo al racconto dell'infanzia di Emma che é tra le pagine del romanzo più illuminanti per capire la psicologia di questo personaggio. La sua infanzia é trascorsa in un convento di Orsoline dove oltre al ricamo, la danza ed il disegno ha sempre letto molto: leggeva di nascosto libri d'amore in cui si parlava di amanti lontani, "di turbamenti di cuore, di giuramenti, di singhiozzi, di lacrime e baci, di navicelle al chiaro di luna, di usignoli nei boschi, di signori coraggiosi come leoni, dolci come agnelli". A quindici anni Emma aveva letto moltissimi libri: Walter Scott l'aveva iniziata al romanzo storico; poi Flaubert puntigliosamente ci informa sui gusti letterari del suo personaggio: Emma già da adolescente inseguiva il peggio della letteratura dell'epoca. Essa combatte a suo modo una disperata battaglia "culturale": più avanti nel romanzo Emma sarà coinvolta in un delirio meschino che é il frutto della cultura che il suo tempo le metteva a disposizione: il peggior Kitsch di libri, spettacoli, personaggi investono Emma( quasi come oggi le moderne telespettatrici sono investite e travolte dai "Beautiful" e dai "Dynasty" che la televisione ci offre quotidianamente in dosi sempre più massicce, di cui oggettivamente non ne possiamo più).

Oltre alla lettura il convento le propone la vocazione religiosa: ma Emma non é interessata al rapporto con Dio: essa amava il misticismo, il languore che viene da una religiosità devozionistica e rituale. Il suo rapporto con la fede é solo estetico e sensuale: le piaceva pensare a Cristo come al "fidanzato, lo sposo, l'amante celeste" e ciò suscitava nella sua anima delle "dolcezze inattese". Morta la madre, la recita del convento non regge più ed Emma viene rispedita a casa. Dopo il matrimonio con Charles la vita coniugale prende il suo ritmo fatto di rituali ripetitivi che annoiano rapidamente la giovane sposa. Le parole "felicità" "amore" "ebbrezza" su cui aveva sospirato e che le erano apparse belle nei romanzi letti in convento le appaiono ora"ingannevoli e prive di senso": " la noia filava come un ragno la sua rete nell'ombra" ci spiega Flaubert. Un fatto inatteso spezza la nebbia del menage coniugale: l'invito ad un ballo da parte delmarchese d'Andervilliers. Nelle poche ore trascorse nell'ambiente ricco e raffinato del castello Emma respira l'aria a lei più congeniale: tutto é splendido ai suoi occhi, solo la figura del marito ne esce ancora più ridimensionata. La visita alla Vaubyessard ha lasciato "un buco nella sua vita, alla maniera di quei crepacci che, in una sola notte, scava qualche volta la tempesta nelle montagne".

Tornata dal grande evento del ballo, Emma tenta di costruirsi una vita fittizia di lussi e di divertimenti: compra una carta topografica di Parigi e inventa delle passeggiate da compiervi, si abbona a riviste femminili, segue da lontano le serate all'Opera, l'apertura di un nuovo negozio parigino, una riunione mondana. Così essa tenta di vincere la noia: Emma aspetta un avvenimento, qualcosa che la distragga dalla monotonia insopportabile del matrimonio; non suona più il pianoforte, diventa capricciosa, non mangia quasi più, beve aceto, si inonda di colonia, deperisce. Il buon dottor Bovary, malgrado la cosa gli procuri un danno economico decide di trasfrerirsi a Yonville, sicuro che il cambiamento d'aria gioverà ad Emma che é incinta. Pochi giorni prima della partenza, Emma mettendo ordine in un cassetto, si punge le dita (è la seconda puntura delle sue dita) con il filo di ferro del suo bouquet da sposa; Emma lo scaglia nel fuoco e lo vede consumarsi: questa immagine metaforica della distruzione del suo matrimonio è quella con cui Flaubert conclude la prima parte del romanzo. Nella seconda parte del romanzo, in attesa di sistemarsi nella nuova casa i Bovary alloggiano in una locanda dove incontrano il giovane Léon, praticante notaio, con il quale entriamo nel vivo del tema centrale del libro: l'adulterio.

Al capitolo terzo vi è il racconto della nascita della figlia di Emma: questa non la guarda neppure, "voltò la testa e svenne". La bambina chiamata Berthe come una cameriera che Emma aveva incontrato al ballo, viene mandata a balia in una casa povera fuori Yonville. Nel visitare la figlia, Emma si imbatte un giorno in Leon che chiede di accompagnarla; questa è più interessata al casto corteggiamento del bel giovane che dalla presenza della neonata che la infastidisce. Emma si innamora di Léon ma non osa confessarlo neppure a se stessa. Più si accorge di amarlo e più respinge questo amore: è trattenuta dalla pigrizia e dalla paura, non certo dalla lealtà nei confronti del marito. Indispettita dal fatto che Charles non si accorge del supplizio a cui si sottopone nel non contraccambiare l'amore di Leon, comincia a recitare la parte della moglie virtuosa, atteggiandosi a martire rassegnata. Un ultimo tentativo di Emma di resistere alle lusinghe dell'adulterio é la ricerca di colloquio con l'abate Bournisien: in questo dialogo quasi teatrale si scontrano due mentalità opposte: il paganesimo, la presunzione borghese, il ritualismo conformista di lei e l'umiltà contadina, il buon senso, il cristianesimo sincero di lui.

Emma torna a casa sconvolta e l'autore ci fa assistere ad uno degli episodi pìiù penosi del romanzo: Emma rifiuta il tentativo della piccola Berthe di abbracciare la madre che la respinge brutalmente causandone la ferita ad una guancia. Flaubert ci mostra che malgrado la recita nel cuore di Emma non vi é amore ma solo insofferenza ed odio. Emma dunque non si concede a Lèon, detesta il marito e la figlia, per consolarsi indulge in acquisti che soddisfano la sua vanità ed il gusto per l'esotico che era lo stesso di cui si era nutrita in gioventù attraverso le letture: compra limoni per pulirsi le unghie, un inginocchiatoio gotico, vestaglie di seta, un vestito di cachemire blu, sciarpe orientali; cambia anche pettinatura prendendo ad arrotolarsi i capelli come un uomo, userà anche oggetti da uomo: pantaloncini alla turca, corsetto da cacciatore, cappello con la piuma, a simboleggiare una profonda mancanza di ordine interiore nella vita della protagonista. Léon frattanto é partito; Emma deperisce, sviene, sputa sangue, passa le giornate stesa a letto a guardare la vita dalla finestra dalla quale un giorno appare finalmente la novità. Un bel giovanotto, vestito di velluto verde, attira l'attenzione di Emma.

Rodolphe, trentenne brutale e disinvolto con le donne adocchia la sua preda; riesce a convincere Charles a mandarla a cavallo con lui per farla distrarre: ed ecco Emma, con un cappello da uomo in testa fermato da un velo azzurro cavalcare al fianco del bel Rodolphe verso la perdizione. Le parole dell'uomo sono false e di cattivo gusto (voi siete nella mia anima come una madonna sul piedistallo) ma Emma non si accorge della loro falsità: é come se cadesse dentro uno dei romanzi d'amore di cui ha sognato di essere la protagonista. Nelle parole dell'uomo riconosce il linguaggio della sua cultura e cade nella trappola. "Elle s'abbandonna" ci dice Flaubert in uno dei rari momenti in cui i personaggi sono lasciati soli senza la presenza critica dell'autore. Finalmente Emma ha coronato il suo sogno identificandosi in una delle donne fatali che aveva tanto invidiato. La relazione tra i due va avanti; lei é sentimentale, ossessiva, indiscreta, impudica. Lui volgare, annoiato, freddo, vendicativo. Lei gli impone la fuga. Lui prende tempo, finge di accettare ma pensa invece alle noie, alle spese, e le invia un cesto di albicocche con un messaggio nascosto, nello stile più ipocrita: "Coraggio; Emma, coraggio! Io non posso provocare la rovina della vostra esistenza...", Emma nel leggere la lettera sviene.

Lo svenimento faceva parte del linguaggio delle donne di allora, era l'unico modo, autolesionistico quanto si vuole, di esprimere il proprio dissenso o il rifiuto di una situazione. Il suo delirio dura quarantatrè giorni. Poi presa da una crisi mistica Emma si avvia verso la guarigione. A Bovary, per il bene della moglie, viene consigliato di farla svagare: i due decidono di andare a Rouen, a vedere la Lucia di Lammermoor. Nel capitolo XV, con cui si conclude la seconda parte del romanzo, vediamo i due Bovary al teatro: Emma ama il melodramma soprattutto per quello che vi è in esso di fumettistico, di sentimentale, cioé quello che più le somiglia. Qui avviene l'incontro fatale con Léon. I due si ritrovano e proprio Charles mette la moglie nelle condizioni di tradirlo. Egli torna a Yonville lasciando Emma a Rouen con Léon. I due si vedono in chiesa, lei é decisa a dirgli addio, ma nel consegnargli la lettera rimane sconvolta dalle parole giuste che lui sa usare per far breccia nel suo cuore: anche Léon sa usare lo sile del romanzo d'amore. Ancora una volta, Emma cade nella trappola del romanzo d'appendice. Ad Emma lui appare bellissimo "Egli abbassava le ciglia lunghe e fini che si piegavano.

La guancia dalla pelle soave arrossiva, pensava lei, per il desiderio della sua persona e sentiva una invincibile voglia di posarci le labbra." Léon, per una volta deciso, chiama una carrozza dicendo che a Parigi si usa così. E' per Emma la parola magica, il prezzo che paga al suo provincialismo. Qui abbiamo il celebre episodio della carrozza : la corsa insensata della carrozza che discende la rue Grand Pont, attraverso piazza Des Artes, il quai Napoleon e il Pont Neuf per arrestarsi dinnanzi alla statua di Corneille, simbolicamente ci mostra uno sberleffo ai grandi miti del tempo (l'arte, il nuovo, Napoleone) per fermarsi solo di fronte al padre delle lettere francesi, il grande Corneille. Dall'interno della carrozza non sentiamo null'altro che la voce che dice di continuare ogni qualvolta il vetturino, esausto, tenta di fermarsi. Quello che avviene fra i due, le loro effusioni, niente ci rivela Flaubert, solo quella voce soffocata che ad ogni fermata ordina: "Marchez, donc". Flaubert mentre non ci dice niente del rapporto intimo fra i due, ci riferisce il commento dei "borghesi che spalancavano gli occhi davanti a questa cosa così straordinaria in provincia: una vettura a tendine chiuse che appariva e riappariva continuamente, più chiusa di una bara e sballottata come una navicella".

Del congiungimento di Emma e Léon a noi viene riservata solo la parte più sgradevole, che rimanda a connotazioni di morte: l'alcova di Emma é in realtà solo una bara ambulante. Il romanzo si avvia ormai verso l'epilogo tragico. Tutta la sensualità repressa di Emma esce allo scoperto e Léon ne é prima attratto, poi spaventato: "Vedendola così sfrenata in amore, Léon si dice che la signora Bovary deve essere passata attraverso chissà quali prove di sofferenza e di piacere. Ma quello che al principio lo incantava, adesso un po' lo spaventa". In questa ultima parte del romanzo, l'identificazione fra Flaubert e la sua creatura più amata, Emma, sembra toccare il punto più elevato, quello che fece pronunciare all'autore la famosa affermazione 'Madame Bovary c'est moi". La relazione con Lèon va avanti, dapprima in modo piano, poi la mancanza di soldi, il continuo firmare cambiali la rendono sempre più nevrotica e infelice. Casa Bovary ormai é una casa piena di debiti, la piccola Berthe gira con le calze bucate ma Emma, inguaribilmente, continua procurarsi oggetti di lusso, sogna ancora amori principeschi, vende oggetti di famiglia con noncuranza; Léon, come a suo tempo Rodolphe, cerca ormai di liberarsi di lei, che, come dice Flaubert, è arrivata al fondo della sua depravazione, che non è solo l'adulterio, ma la scoperta compiaciuta del piacere e della libertà di procurarselo.

Emma, malgrado il suo autore, è l'archetipo della rivendicazione femminile della libertà: in un mondo che prescrive la sottomissione, Emma tenta una grossolana politica di liberazione dalla schiavitù del ruolo femminile: questo è certamente uno dei motivi per cui il libro ebbe tanto successo presso le lettrici del secolo scorso. Il romanzo é ormai alle ultime battute. Emma di fronte alla richiesta ultima di saldare l'enorme debito che ha contratto con il mercante strozzino Lheureux, si abbassa fino a proporsi a lui; non ottenendo nulla, ricorrerà a tutti i suoi ex: Léon, Rodolphe, finanche il notaio Guillaumin dal quale si reca come ultima sponda: di fronte alle viscide proposte amorose di lui, ella ha uno scatto di teatrale falsità che sembra riabilitarla agli occhi dei lettori: "Io sono da compiangere, signore, non da comprare": le forme sono salve. Emma esauriti i tentativi di trovare soldi si procura del veleno per topi immergendo le dita nel vaso di arsenico e ingurgitandolo rapidamente. Crede di morire subito, invece la sua agonia sarà lunghissima e terribile. Flaubert realisticamente si sofferma su ogni fase del supplizio della sua eroina; dal punto di vista del narratore realista questo è nelle regole, ma c'è qualcosa in più: Flaubert ci appare qui il giustiziere della sua protagonista.

Al capezzale della moribonda giunge il prete che unge con l'olio santo le parti del corpo di Emma che più avevano colluso con il peccato: la bocca, le mani, le narici, i piedi. I censori del libro accusarono l'autore di blasfemia per questa scena dove sacro e profano venivano mischiati in modo morboso: si tratta invece della condanna finale dello scrittore nei confronti della sua eroina. La conclusione è raccapricciante: "Una convulsione la ributtò sul materasso. Tutti si avvicinarono. Non esisteva più." Emma viene vestita da sposa, con le scarpine indossate al celebre ballo e una coroncina di fiori in testa: gli oggetti-feticcio saranno sepolti con lei. Ma la perfidia di Flaubert non accenna a finire: il corpo di Emma sarà oltraggiato e descritto in modo orrido e grottesco, con le tempie ferite dalle forbici, gli occhi coperti da una tela di ragno bianchiccia. Infine gli ultimi due capitoli riguardano gli avvenimenti succeduti alla morte della protagonista. Concludo riportando una citazione di Henry James, nel saggio D'Annunzio e Flaubert scrive: "La cosa di cui ci lamentiamo è che Emma Bovary, nonostante la natura della sua coscienza e sebbene essa rifletta tanto quella del suo creatore, sia veramente qualcuno di troppo limitato:perché Flaubert scelse come veicoli della vita che si proponeva di dipingere degli esemplari umani così inferiori?".

 
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XxXStudentsmeetingXxX
view post Posted on 14/4/2009, 20:03 Quote




well done
 
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morettina27
view post Posted on 10/1/2010, 13:30 Quote




graziee .. mi è saervito anche a me ^^
 
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5 replies since 29/8/2007, 13:09
 
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